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The Raven – Il Corvo

Archiviato in Poesie il 23 giugno 2010 - 10 commenti

Questa è una mia personale traduzione della poesia The Raven di Edgar Allan Poe.

Ho cercato di mantenere, strofa per strofa, il sistema metrico ed il sistema rimico dell’originale a scapito di una precisa traduzione letterale. Riconosco che, ad esempio, trasformare Lenore in Lulu, sia una operazione piuttosto ardita, ma questo è l’espediente che ho utilizzato per mantenere la rima di ”Maipiù”; scopo principale di questa traduzione è del resto riprodurre l’aria poetico-musicale della poesia originale. Buona lettura!

THE RAVEN – IL CORVO

(by E.A.Poe, traduzione di Enrico Brandoli)

Mezzanotte tempo infausto, mal leggevo tutto esausto
un volum su un pappagallo lontan mito di tribù;
già il dormir mi era disio ma improvviso un tocchettio,
un leggero picchiettio, parve giugner da di giù:
“c’è qualcun alla mia porta, lieve bussa o poco più”
Solo questo e niente più.

Chiaramente ben rimembro cupo e freddo era dicembre,
e le braci muovean ombre sopra il piano di bambù.
Quanto avrei voluto l’alba! La mia mente tanto scialba
dal volum non era colta, giacchè sol vedea Lulù,
rara donna sì radiante che tra gli angel fa Lulù.
Senza nome è ormai quaggiù.

E la seta con struscìo, viola incerto di tendìo,
soffiò ner terror tremante mai avvertito in me quaggiù;
ripetei per trovar pace frasi logiche da audace:
“Qualched’un che vien qui in pace, di sicuro e niente più,
vengon tardi e a lor sì piace, di sicuro e niente più;
questo è tutto e niente più”.

Poi mi feci un po’ coraggio, esitar pareami oltraggio:
“Buon signore, oppur signora , perdonarmi sia virtù,
io mi stavo addormentando e il bussar di voi, vagando,
tanto lieve e senza affanno, poco colsi a star lassù,
proprio incerto sul da farsi…” e la porta aprii “… Gesù!”
Buio c’era e niente più!

Fissai il buio e stei osservante tra paure e mil domande,
dubbi ed incubi infernali mai provati in uom quassù,
Ne un rumor avea il suo segno, del silenzio parea il regno.
Flebil voce con contegno spargea un nom, facea: “Lulù?”
Ma ero io che domandavo e l’eco ancor facea:”Lulù!”.
Solo questo, niente più.

Tornai quindi al seggio mio, mentre il cuor pulsava, oddio!
Nuovamente il tocchettio, or parea colpir di pìù.
“Di sicur è alla finestra , quella bianca sulla destra:
ma scopriam chi fa sta orchestra, sto mister non voglio più,
ora calma sangue freddo, sto mister non voglio più ;
qui c’è il vento e niente più.”

Aprii grande la finestra e con mossa d’al maldestra,
fece ingresso un grosso corvo, un di quei che agli avi fu,
non mi porse alcuno inchino, ne una pausa o un salutino,
ben parea nobil d’aspetto e sulla porta volò in su,
dove Pallade la statua è fissata ben lassù.
Lì sedette e niente più.

Poi sto uccello tutto nero mi dispose men severo,
tanto serio e assurdo aspetto ben portava a star lassù:
“Zero cresta, non c’è impaccio, ma di certo ne hai coraggio!
Oh spettral vecchio corvaccio dalle spiaggie buie e blu,
dimmi il nome tuo da nobil, da Pluton, tra i rii e le gru!”
Disse il corvo sol: “Maipiù.”

“Che bizzarro goffo uccello che ribatti a me a pennello!
Molti sensi non riporta ma risposta sai dar tu.”
Ammettiamol, strana sorta è un tal corvo sulla porta.
Nessun uom di alcuna sorta, benedetto tanto fu!
Una bestia sopra il busto che fissato era lassù,
che di nom facea “Maipiù” !

Solo, il corvo, sopra al busto, ben suo fermo e bianco arbusto,
di parol nulla sapea: l’alma sua dicea “Maipiù”.
Ben silente era altrimenti, ne il piumar movea nel mentre
ed allor parlai dal dentro: ” Tanti amici stan lassù,
sarà lui doman scomparso come speme or non vi è più.”
Ed il corvo ancor: “Maipiù.”

Fu un silenzio rotto apposta da appropriata sì risposta!
“Senza dubbio di espressioni non ne serba proprio più.
Da un padrone lui l’apprese che in ruina in corsa scese
dritto senza alzar difese fino a sol cantar “maipiù”,
litania della speranza triste in spalla porta su
quel fardello fa “Maipiù.”

Ma quel corvo al tristo viso già ponea su me un sorriso,
trascinai lì una poltrona per guardarmi il corvo in su.
Sul cuscino sì affondando io mi misi meditando:
“brutto uccello d’altro tempo che sei spettro o poco più,
tanto orrendo deprimente goffo e scarno e molto più,
cosa gracchi in dir “Maipiù”?”

Impegnato a indovinare, col pensier, senza parlare
a quel corvo i cui fier occhi fuoco al cuor mi davan giù,
io sedevo divinando con il capo ormai appoggiando
sul velluto sì irradiando con la lampada qui su:
“Viol velluto sì irradiando con la lampada qui su,
Lei non poggerà mai più!”

Ma nell’aria un chè d’incenso sempre più sentivo intenso:
sul tappeto passeggiavan Serafin col suon di su.
“Ceffo! hai un Dio che ti ha assoldato! Con sti angel ti ha qui inviato!
Devi starten lì drogato, via i ricordi di Lulù!
Manda giù sto preparato e dimentica Lulù!”
Ed il corvo ancor: “Maipiù!”

“Sei profeta , uccel del male, demoniaco esser duale!
Tentator che ti mandò o, tempestar che ti gettò,
desolato ed avventato qui in deserto sì incantato,
qui in stregato mio abitato, io ti imploro, dimmi orsù :
c’è mai un balsamo a Galaad che mi possa tener su? ”
Disse il corvo ancor: “Maipiù.”

“Sei profeta , uccel del male, demoniaco esser duale!
Per la Volta che appar su, per il Dio che adoriam su!
Di un po’ a st’alma sì penante se nell’Eden sì distante
trovrà mai la donna santa che tra gli angel fa Lulù,
rara donna sì radiante che tra gli angel fa Lulù.
Disse il corvo ner: “Maipiù”.

“Corvo o demon! con ciò stacco!” gli gridai già in piè sul tacco
“Torna fuori a far bivacco tra la pioggia e i bui e le grù!
Ne ner piuma lasci il segno del tuo falso dir con sdegno!
Ne si infranga il mio sol regno! Via dal busto! Vola! Orsù!
Stacca il becco dal mio cuore! Dai! Defila! Prendi su! ”
Disse il corvo ancor: “Maipiù.”

Ed il corvo non si scosta, fisso sosta, fisso sosta,
dove Pallade la statua sulla porta è ferma insù.
E i suoi occhi son risposta del demon che il sogno imposta,
e la luce su lui posta getta l’ombra in pian quaggiù,
e il mio spirto e la sua ombra tremolante in pian quaggiù
non si scioglieran mai più!

10 commenti a “The Raven – Il Corvo”

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  1. lollo92il 24 giu 2010 alle 11:05 1

    Bella, originale, una buona idea. Anche se purtroppo, come da te anticipato, perde un po’ di suspance e più che una poesia macabra e decadente sembra una filastrocca…
    Bravo comunque!

  2. henryxil 24 giu 2010 alle 20:36 2

    Grazie dell’apprezzamento !
    Anch’io, nel rileggere la mia traduzione, avverto un chè di filastrocca,
    che però credo sia presente anche nel testo originale.
    A tal proposito è interessante l’opinione di Jorge Lluis Borges:
    questo famosissimo scrittore argentino, in una sua dissertazione sul racconto poliziesco, parla molto di Edgar Allan Poe in generale e, incidentalmente, anche della poesia “Il Corvo”.
    In un passaggio, riferendosi al Poe poeta dice:

    “…Poe è più straordinario nella prosa che nel verso.
    Cosa c’è rimasto del verso di Poe ?
    Abbiamo ciò che giustificò quello che Emerson disse di lui : egli
    lo chiamò “the jingleman”; l’uomo del tintinnio, l’uomo della cantilena…”

    in altre parole, mi viene da dire, l’uomo della filastrocca.

    In realtà l’opinione di Borges, nel suo complesso, se si legge
    tutto il saggio, non è affatto negativa, ed apre ad interessanti
    argormentazioni su Edgar Allan Poe, visto soprattutto come colui che ha
    inventato il genere letterario poliziesco.

    Credo che valga la pena segnalarlo in questo blog.
    Ecco qui il testo del saggio, purtoppo l’ho trovato solo in spagnolo.
    http://elperrofilosofo.com.ar/wordpress/?p=299

  3. Lady Ligeiail 25 giu 2010 alle 21:55 3

    Davvero ardita come traduzione, molto originale, ma non per questo priva di soluzioni interpretative interessanti. Forse in molti punti forzi un po’ la mano sul lessico per mantenere il ritmo; comunque il risultato è buono e sopratutto “fresco”, lontano dalle imbolsite traduzioni che circolano spesso! Non credo sia assolutamente scomparsa le vena più nera e macabra della poesia, anzi una sorta di filastrocca noir rende molto bene i giochi ritmici e fonetici cari a Mr. Raven.
    Complimenti!
    Invito sempre a leggere l’originale di un componimento, nessuna traduzione, in nessuna lingua, riuscirebbe a rendere perfetto il “Nevermore” come la lingua inglese. :D

  4. henryxil 26 giu 2010 alle 15:10 4

    Thank you Lady Ligeia !
    Grazie in particolare per l’aggettivo “fresco”, l’ho molto apprezzato !
    Concordo perfettamente che occorrerebbe leggere sempre l’originale
    e questo più che mai nel caso della nostra poesia.
    Il “Nevermore”, tanto simile al gracchiare del corvo,
    è assolutamente irriproducibile in italiano, e alla fine, la sua traduzione naturale, il “Maipiù” che compare in quasi tutte le versioni, risulta la soluzione migliore, anche se lascia sempre insoddisfatti.

    Sulle altre versioni che circolano in rete preferisco non esprimere giudizi di merito; ognuno traduce la poesia secondo la propria capacità tecnica, esperienza, l’epoca in cui vive, conoscenza e sensibilità.
    Il connubio di tutti questi elementi è comunque sempre unico ed irripetibile così come lo è il risultato finale che in fondo, se c’è stato sforzo e serietà nell’operare, è sempre da rispettare.

    Sulla mia versione invece, tra pregi e difetti in materia di contenuto,
    rivendico il merito di aver recuperato nella prima strofa,
    l’elemento esotico del “dimenticato pappagallo” :)

    ….. while I pondered weak and weary,
    Over many a quaint and curious volume of forgotten lore,….

    che raramente compare esplicitamente
    in tutte le traduzioni in italiano in questi 165 anni di storia della poesia :( ,
    e che però potrebbe essere importante nell’ambito della simbologia
    e dell’economia dell’opera visto che dopo arriva davvero in scena un uccello “parlante”. :)

  5. henryxil 26 giu 2010 alle 16:09 5

    perfetto ! lasciate perdere l’ultima parte del mio ultimo commento che non ha proprio nessun senso.
    Lore non vuol dire affatto pappagallo ma folklore , tradizione di un popolo.
    sorry :(

  6. faustil 28 giu 2010 alle 07:51 6

    Proprio per la natura “ardita” della tua versione, penso che la presenza del pappagallo nella prima strofa del componimento sia interessante e suggestiva.
    Inoltre non è affatto detto che il tuo “errore” di traduzione sia così lontano dal senso della poesia originale.
    Di certo Poe, quando scrisse “forgotten lore” intese “una tradizione, un sapere dimenticato”, questo è sicuro, ma “lore” , in inglese, significa anche “setto”, che negli uccelli è quello spazio che va dagli occhi al becco: c’è ad esempio il pappagallo dal setto rosso (red lore parrot oppure red-lored parrot).
    E poi c’è il “lory” (in italiano lori) che è una varietà di pappagallo.

    Magari è tutta coincidenza, ma forse Poe, un vago richiamo subliminale all’idea del pappagallo voleva suggerirlo quando scrisse “forgotten lore”, tant’è vero che egli stesso aveva pensato all’inizio ad un pappagallo come all’essere irragionevole che doveva ripetere il “nevermore”, pappagallo poi sostituito (e magari dimenticato , forgotten) subito da un corvo,
    uccello ben più adatto alla poesia che aveva in mente.

  7. Lady Ligeiail 28 giu 2010 alle 20:53 7

    Ho scritto una tesi di laurea specialistica in letteratura angloamerica, proprio su The Raven; se siete interessati potrei pubblicarne un riassuntino…
    anche se sarebbe bello incontrarci tutti e discutere di Mr. Poe! Una sorta di raduno dei fan italiani. La letteratura ha la straordinaria capacità di unire le persone e di farle confrontare, sarebbe bello discutere insieme del nostro autore preferito… Voi avete mai fatto qualcosa del genere?

  8. henryxil 28 giu 2010 alle 23:55 8

    Se metti in rete la tua tesi o parte di essa, io la leggo volentieri.
    Per un meeting di fan italiani appassionati su Poe, chissà, magari qualcuno un giorno organizzerà qualcosa.

  9. Ludusil 30 giu 2010 alle 10:19 9

    @Lady Ligeia: l’idea di pubblicare quel riassunto è buona :)
    Per il raduno, vedremo se si potrà organizzare, perché no?

  10. Francesca Dianoil 15 gen 2012 alle 22:30 10

    “un volum su un pappagallo lontan mito di tribù”…. no comment.

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